ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE “ENRICO FERMI”

ASCOLI PICENO

Il mito della superiorità

 

 

Alla base dell’ideologia nazionalista sta il “mito del sangue”, cioè la convinzione che solo la razza indoeuropea, o ariana, di cui il popolo tedesco sarebbe la più pura espressione, sia in grado di tramandare la civiltà e, quindi, abbia il diritto di guidare i destini dei popoli. Questa tematica non è nata con Hitler, ma era già diffusa fin dall’Ottocento. Il pensiero romantico aveva esaltato i valori della nazione e del popolo-razza, il Volk; la filologia, evidenziando che le lingue dei popoli indiani e europei derivano da un antichissimo idioma comune, l’indoeuropeo, accreditò il mito di una stirpe primordiale da cui sarebbero derivate le civiltà ariane della storia: da quella persiana, alla greca, alla latina, a quella del Medioevo germanico. In seguito le dottrine del francese Arthur de Gobineau, che nel suo “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” aveva teorizzato la superiorità dei bianchi, avevano trovato sostegno nel Positivismo. Mentre biologi e antropologi esaminavano le differenze fra le varie etnie, analizzando i gruppi sanguigni e la conformazione dei crani, le dottrine del darwinismo sociale, spostando la teoria evoluzionista della lotta per la vita dal terreno animale alla storia umana, cercavano di giustificare il predominio dei colonizzatori bianchi su tutti i popoli del mondo. Prima della grande guerra si era registrata una significativa diffusione delle dottrine razziste in paesi come la Germania, la Francia, l’Inghilterra e gli stessi Stati Uniti, dove queste teorie ispirano nel dopoguerra la legislazione relativa all’immigrazione, che limita l’ingresso di emigranti dai Paesi meridionali e latini, favorendo invece l’ingresso di manodopera proveniente da Paesi nordici.

Il “mito del sangue” viene trasformato da Hitler in strumento di propaganda attraverso l’utilizzazione della polemica antisemita. L’ostilità nei confronti della minoranza israelita non è un’invenzione dei nazionalsocialisti. La storia registra diverse forme di antisemitismo e del resto l’avversione nei confronti degli ebrei, identificati con una élite privilegiata di commercianti e di usurai, è diffusa sin dal Medioevo presso larghi strati popolari, particolarmente nell’Europa centro-orientale. Vi è stato un antisemitismo cattolico, fondato sull’accusa di deicidio, e un antisemitismo protestante, largamente documentato dagli scritti di Lutero; un antisemitismo illuminista, testimoniato dall’insofferenza di Voltaire verso il forte tradizionalismo del popolo ebraico, e un antisemitismo socialista, consistente negli scritti di Fourier e di Proudhon, in cui l’ebreo viene identificato con il capitalista sfruttatore.

Nell’ideologia hitleriana queste componenti si uniscono in modo tale da creare una miscela esplosiva: l’ebreo viene considerato come il principio del male, in perenne lotta contro la razza ariana e la sua civiltà; è accusato di essere l’animatore della “sovversione bolscevica” e, al tempo stesso, viene ritratto come il simbolo del capitalismo senza patria né ideali, fondato quasi esclusivamente sul prestito e sulle speculazioni in borsa, responsabile, perciò, di quasi tutti i mali del popolo tedesco. Alla lotta di classe dei marxisti Hitler contrappone una “lotta di razza”, fondata sull’odio e sull’invidia del proletario ariano nei confronti dell’ebreo ricco e borghese. Questo sentimento si diffonde rapidamente nella Germania devastata dalla crisi, in cui le solide posizioni raggiunte dalla ricca borghesia- finanziaria, imprenditoriale, professionale- suscitano profondi risentimenti.

 

Il “Mein Kampf”

 ( La mia battaglia, 1925-1927)

 

Nel Mein Kampf, scritto nella fortezza di Landsberg durante la sua prigionia, Hitler sosteneva che solo un’organizzazione di tipo militare, e quindi fondata sulla fede e sull’obbedienza dei gregari ai capi e al capo supremo, poteva “trasformare in meravigliosa realtà l’ideale della rinascita nazionale”. La “socialità” che il nazismo voleva fondare era necessariamente gerarchica e non egualitaria, essendo l’ineguaglianza la legge fondamentale della natura. .

 

Quindi le masse dovevano sottomettersi ai capi, le razze inferiori a quelle superiori. Essendo la razza l’elemento essenziale della storia e della società, lo Stato doveva essere lo strumento, “la condizione essenziale per creare una superiore civiltà umana”. Il nazismo poneva, perciò, come priorità assoluta la razza. Alle masse si richiede “ferrea disciplina” e “completa abnegazione” ai capi.Perciò Hitler sosteneva l’importanza di un valido apparato propagandistico e l’efficacia delle manifestazioni di massa e dei simboli. I fini supremi del movimento erano essenzialmente due: liberare il popolo tedesco dalla “congiura ebraica”; dare uno spazio vitale sufficiente alla razza dominatrice. In particolare Hitler indicava come vitale per la Germania lo sbocco verso Est.

 

Le leggi di Norimberga (1)

 

Le leggi di Norimberga, del 15 Settembre 1935, segnano una svolta nella politica antisemita del regime nazionalsocialista. Esse riguardano “la cittadinanza del Reich” e  “la protezione del sangue e dell’onore tedesco”. Le due leggi antisemite privano gli ebrei della cittadinanza e proibiscono i matrimoni e i rapporti sessuali tra tedeschi ed ebrei.

Riportiamo alcuni passaggi del testo delle due leggi.

 

LEGGE “PER LA CITTADINANZA DEL REICH”

15 Settembre 1935

 

Il Reichstag ha approvato all’unanimità la seguente legge che qui viene promulgata.

 

(Paragrafo I)

E’ cittadino dello stato colui che fa parte della comunità protettiva del Reich tedesco, con il quale ha dei legami che lo impegnano in maniera particolare.L’appartenenza allo stato viene acquisita in base alle norme della legge che regola l’appartenenza al Reich ed allo Stato.

 

(Paragrafo 2)

Cittadino del Reich è soltanto l’appartenente allo stato di sangue tedesco o affine il quale con il suo comportamento dia prova di essere disposto ed adatto a servire fedelmente il popolo ed il Reich tedesco.

Il diritto alla cittadinanza del Reich viene ottenuto attraverso la concessione del titolo di cittadino del Reich.

Il cittadino del Reich è il solo depositario dei pieni diritti politici a norma di legge.

 

(Paragrafo 3)

Il ministro degli Interni del Reich in accordo con il sostituto del Fuhrer  provvederà all’emanazione delle norme giuridiche ed amministrative necessarie per l’attuazione e l’integrazione della legge.

 

 

 LEGGE “PER LA PROTEZIONE DEL SANGUE E DELL’ONORE TEDESCO”

15 Settembre 1935

 

Pervaso dal riconoscimento che la purezza del sangue tedesco è la premessa per la conservazione del popolo tedesco ed animato dal proposito irriducibile di assicurare il futuro della nazione tedesca, il Reichstag ha approvato all’unanimità la seguente legge che qui viene promulgata.

                        

(Paragrafo 1)

Sono proibiti i matrimoni tra ebrei e cittadini dello stato di sangue tedesco o affine. I matrimoni già celebrati sono nulli anche se celebrati all’estero per sfuggire a questa legge.

L’azione legale per l’annullamento può essere avanzata soltanto dal procuratore di stato.

 

(Paragrafo 2)

Sono proibiti rapporti extramatrimoniali tra ebrei e cittadini dello stato di sangue tedesco o affine.

 

(Paragrafo 3)

Gli ebrei non potranno assumere al loro servizio come domestiche cittadine di sangue tedesco o affine sotto i 45 anni.

 

(Paragrafo 4)

Agli ebrei è proibito innalzare la bandiera del Reich.

E’ permesso loro invece esporre i colori ebraici. L’esercizio di questa facoltà è protetto dallo Stato.

 

(Paragrafo 5)

Chi contravviene al divieto di cui al paragrafo 1, viene punito con il carcere duro. Chi contravviene alle norme di cui al paragrafo 2 viene punito con l’arresto o con il carcere duro. Chi contravviene alle norme di cui ai paragrafi 3 o 4, viene punito con la prigione sino ad un anno e con una multa o pene di questo genere.

 

(Paragrafo 6)

Il ministro degli interni del Reich, in accordo con il sostituto del Fuhrer ed il ministro per la giustizia del Reich, emana le norme giuridiche e amministrative necessarie per l’attuazione e l’integrazione della legge.Questa legge entra in vigore il giorno della sua promulgazione; il paragrafo 3, invece, a partire dal 10 gennaio 1936.

 

 

 

 * M. Bendiscioli – A. Gallia

  Documenti di storia contemporanea, 1815 – 1970,

   Mursia, 1970-71, pp.353-354

 

 

Chiunque osservi una foto di Hitler, non può fare a meno di notare che il dittatore tedesco, celebratore del tipo ariano alto, biondo e con gli occhi azzurri, non possedeva nessuna di queste caratteristiche.

Nel 1932, quando Hitler era già diventato un personaggio di primo piano nella storia della  Germania, anche se non era ancora salito al potere, un coraggioso giornalista, Fritz Gerlich, pubblicò su un giornale di Monaco un ironico articolo, intitolato Nelle vene di Hitler scorre sangue mongolo? Gerlich era stato un acceso nazionalista e aveva conosciuto personalmente Hitler.

Ben presto, però, pur restando un conservatore, era diventato un suo acerrimo avversario e aveva cominciato ad attaccarlo aspramente sulla stampa.

Il suo articolo più feroce fu, appunto, quello in cui ipotizzò una presunta origine mongola di Hitler, per farlo infuriare.

Uno dei ciarlatani del razzismo, Hans Gunther, aveva definito la forma e le dimensioni di tutte le teste e di tutte le fattezze del “tipo nordico”. Gerlinch notò che, secondo Gunther, il naso degli ariani doveva avere il setto e la base piccola, mentre quello dei mongoli aveva base larga, ponte piatto e “ una piccola fenditura nel ponte, che spinge più avanti e più in su la punta del naso”. Fece notare che il naso di Hitler corrispondeva proprio a questa descrizione e ne dedusse, ironicamente, che Hitler apparteneva alla razza mongola.

In base ai criteri elaborati dagli stessi falsi “scienziati” cari a Hitler, Gerlich arrivò, poi, alla conclusione che Hitler era privo non solo di una fisionomia ariana, ma anche di “un’anima ariana:” “Il contrasto fra il vero ideale nordico e quello di Hitler”, scrisse, “non potrebbe essere espresso in modo più radicale. L’atteggiamento di Hitler è assolutamente non-nordico, non tedesco.

È, dal punto di vista razziale, puramente mongolico”.

Gerlich, che era anche anticomunista, paragonava Hitler a Stalin, vedendo in entrambi “ lineamenti asiatici e “ un’anima asiatica”.

In questo modo Gerlich sottoponeva a una feroce satira la presunta “scienza” di quegli antropologi che pretendevano di desumere dai caratteri somatici la personalità degli individui. A completare la presa in giro, l’articolo di Gerlinch era sormontato da un fotomontaggio in cui si vedeva Hitler, in tight e cilindro, a braccetto di una sposa di pelle nera, “nel giorno felice del loro matrimonio”.

La conclusione della vicenda fu tragica. Dopo che Hitler fu nominato cancelliere, Gerlich decise di continuare ad attaccarlo sulla stampa: possedeva alcuni documenti compromettenti per i nazisti e s’illudeva che, se li avesse pubblicati, il Presidente della Repubblica avrebbe revocato il mandato di cancelliere a Hitler

. Ma il 9 Marzo 1933 un gruppo di nazisti fece irruzione nella tipografia del giornale e Gerlich fu portato nel campo di concentramento di Dachau, dove fu assassinato dalla Gestapo l’anno seguente. Non si sa quali documenti avesse intenzione di pubblicare Gerlich: si disse che riguardavano la morte di Geli Raubal, nipote di Hitler, nell’appartamento dello zio (una vicenda che rimase misteriosa) oppure rivelazioni sull’incendio del Reichstag o su finanziamenti provenienti dall’estero al partito nazista. È, comunque, certo che Gerlich fu una vittima della repressione esercitata contro la stampa.

 

 

 

 

A. Lepre

La storia, vol. terzo, dalla fine dell’Ottocento a oggi,

Zanichelli, p. 259